ANITA DAULNE
ANITA DAULNE

Curriculum Vitae

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ANITA DAULNE


Curriculum Vitae

Docente di polifonia, cantante, compositrice e performer.

Anita e Marie Daulne (Zap Mama) ritrovano le loro origini culturali sia nel Congo che nel Belgio. Per molti anni hanno lavorato all’evoluzione musicale di canti tradizionali e al contributo che essi hanno dato al mondo occidentale come complemento della musica moderna Europea e Americana.
Per diverso tempo esse hanno esplorato questo mondo sonoro per estrarne specifici percorsi didattici, in particolare sugli aspetti essenziali delle differenti pratiche vocali nel mondo. Un considerevole lavoro, internazionalmente riconosciuto, che è valso alle Zap Mama la nomination ai Grammy Awards USA.
Al medesimo tempo esse hanno desiderato di condividere l’eccellenza della loro ricerca musicale in ambito europeo ed americano, dove troppo spesso la musica etnica è considerata inaccessibile. I CD delle Zap Mama hanno dato un buon contributo a questo approccio interculturale.
Quella delle Zap Mama è una cultura musicale “Afro-europea” (Afro-pean), una fertilizzazione incrociata perfettamente proporzionata, la quale, pur mantenendo il suo specifico aroma etnico, lo miscela con quello moderno. Incrementare la conoscenza del canto tradizionale rende più consapevoli di se stessi e delle proprie potenzialità di relazione con questa musica, oltre a far maturare la capacità di protendersi verso il mondo.
Il lavoro delle Zap Mama mira a dimostrare che i canti di tutto il mondo sono accessibili a chiunque ami e desideri comprendere e condividere altre culture, per scoprire altri modi di pensare, ridere e vivere lietamente in mezzo agli altri.
Tale lavoro consiste nell’insegnare e nel celebrare questo universo musicale, nel promuovere tecniche vocali insolite o mai conosciute nelle accademie musicali occidentali e nell’adeguare tali ambiti operativi così da metterli alla portata di tutti.
Il materiale di tali percorsi è maturato viaggiando in ogni parte dell’Africa, apprendendo, scambiando e condividendo informazioni con griots e bardi, donne Tuareg, Pigmei, Zulu, a Dongon, Peuhl, Mangebetu e in molti altri luoghi, elaborando le tecniche dello yodel, del canto e contrappunto, del tuilage (una variante del canone), del richiamo e risposta (responsorio). Al semplice scopo di rendere consapevole il mondo occidentale di alcune delle ricchezze esistenti altrove.
Questo lavoro ha avuto un tale successo che persino le accademie, i conservatori e le università hanno richiesto alle Zap Mama di esporlo e insegnarlo. Tra queste Istituzioni, l’UCE University di Birmingham, l’Università di San Diego in California, il Conservatorio di Copenhagen, la School of Rhythm di Aarhus in Danimarca, l’Università di Leuven; oltre a inviti in Svezia e molti altri Paesi, inclusa l’Italia, e presso Associazioni corali classiche in Francia e Belgio.


Programma del Corso

Percorsi di canto e polifonia “Afro-europea” entro il mondo sonoro “urbano/etnico”.


LINGUE: FRANCESE, INGLESE

 

Il contenuto del workshop nasce dal lavoro che Anita Daulne svolge da anni nel campo della ricerca sulle tradizioni musicali d’Africa e più in particolare su canti polifonici quali quelli dei Pigmei, Bantù, Masaï, Zulu, ecc., e si sviluppa nell’ambito delle specificità sonore denominate, dalle Zap Mama, “urbano/etniche”. A metà strada fra il mondo occidentale e il mondo africano, Anita Daulne ci propone un altro approccio al canto. Ci fa viaggiare nelle massime profondità della nostra tessitura naturale, per scoprire i suoi colori, i suoi sapori e le sue sfumature in un’ampia tavolozza di sonorità e di espressioni. In interscambio tra solisti e coro, ciascun partecipante diviene di volta in volta indispensabile e complementare nel dare una colorazione all’insieme: e nel gioco tra richiamo e risposta il canto si fa dialogo. “Io utilizzo i suoni giocando con quelle complementarità che li portano a costituire delle frasi musicali: nelle forme che in Africa costituiscono un vero e proprio linguaggio. Da noi, come è noto, il canto si condivide nelle grandi occasioni, per vivere dei momenti intensi e nel canto pigmeo come in quello dei villaggi, ciascuno trova il proprio posto. Ogni cantore è un po’ come il petalo di un fiore. La polifonia funziona quando il fiore sboccia. Per ottenerla occorre molta capacità di ascolto”. Per far ben comprendere questa indispensabile osmosi, Anita anima il suo stage per mezzo di giochi che riscaldano la voce e il corpo. Essa impiega il pianto come il riso, l’interiezione e l’onomatopea. I partecipanti debbono sentirsi uniti perché l’uno si aggancia all’altro, come gli anelli di una catena.