Curriculum Vitae
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Docente di composizione al Conservatorio di Roma. Autore della rielaborazione italiana dell'Orff-Schulwerk, di numerose altre pubblicazioni didattico-musicali, incluso software didattico, e di musiche per teatro e performance didattiche. Ha fatto parte, negli anni settanta, del Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza. Ha collaborato al programma nazionale per la formazione musicale in servizio degli insegnanti e con le SSIS di Roma e Napoli. Tiene corsi in Italia e all'Estero. Ha collaborato con il Teatro dell'Opera di Roma, con la RAI e col Ministero della Pubblica Istruzione. Ha diretto nel 1988 un corso a finanziamento europeo per la formazione di insegnanti e operatori musicali. Co-fondatore e presidente dell'OSI - Orff-Schulwerk Italiano, curatore della Collana didattica OSI e coordinatore del Progetto Orff-Schulwerk (OSI – Scuola popolare di musica Donna Olimpia di Roma). E’ stato membro del Gruppo di lavoro nazionale del Progetto Speciale Musica (1988-2005), del Comitato Nazionale per l’apprendimento pratico della musica (2006-2009) e coordinatore del Corso di formazione Orff-Schulwerk Italiano presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma (2008-2009).
INSIEME… ENSEMBLE/II Uso delle scale pentatoniche e delle pentafonie nell’Ensemble musicale orffiano Un modello integrato di musica d’insieme
LINGUE: ITALIANO, TEDESCO, INGLESE.
Lo strumentario a barre è certamente una delle più fortunate “invenzioni” dell’Orff-Schulwerk, oggi più che mai diffuso e spesso – purtoppo - scambiato per il “metodo” stesso. Usarlo per imparare a eseguire musiche elementari viene talvolta ancora malintesa come una adeguata applicazione dello Schulwerk. Tale restrizione spiega perché lo strumentario come ensemble “autonomo” sia oggi spesso percepito come uno spazio musicale troppo angusto e datato. Questa visione e quest’uso dello strumentario sono ampiamente superati. Oggi gli strumenti a barre non sono che il “corpo” armonico elementare di un insieme aperto tutti gli strumenti di cui il gruppo dispone: elettronici, d’arte, folclorici, autarchici, e così via. Nella ritrovata popolarità generale della percussione, lo strumentario si rivela assai adeguato alla sensibilità giovanile corrente. L’impostazione diatonica dei modelli base, la possibilità di estrarre e sostituire le barre a seconda delle esigenze offrono quelle proprietà di chiarezza e maneggevolezza indispensabili in ambito didattico. L’obiettivo dell’ensemble schulwerkiano non è quello di “livellare” le competenze del gruppo, così che “il più bravo” venga frenato e che il “meno bravo” diventi un ostacolo. Mira invece a integrare le differenze di abilità e competenza così che, nell’insieme, sia il “più bravo” che il “meno bravo” trovino una loro soddisfacente collocazione. L’uso delle “pentafonie” (diversi schemi scalari di 5 note) come campo armonico e melodico praticabile in forma intuitiva e diretta, senza esigenze di cognizione teorica preventiva ed “esente da errore oggettivo”, consentono la partecipazione e l’integrazione di diversi gradi di competenza e abilità, includendo anche il diversamente abile. Il workshop, utilizzando materiali diversi rispetto allo scorso anno, fornirà modelli progressivi di arrangiamento realizzati collettivamente. In particolare verrà affrontato l’utilizzo delle basi del Pentajazz (un testo didattico di approccio al Jazz di S. Macaro e G. Piazza, edizione OSI/MKT) non tanto – o non solo – per modelli di improvvisazione, bensì per la elaborazione di strutture musicali definite e compiute. Ai partecipanti è richiesto di portare il proprio strumento individuale (arco, fiato, pizzico, fisarmonica, ecc.)